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Edizioni Teatro Alla Scala

Musicista multipolare lo definisce Enzo Restagno nel bel volume, Berio, che Settembre Musica, nel 1995, ha dedicato al compositore. Una multipolarità che Berio ha costruito frequentando studiosi e testi di linguistica, antropologia, arti figurative, etnomusicologia, filosofia della scienza, narrativa. Per orientarsi all’interno di questo labirinto è opportuno lasciarsi guidare dal volume curato da Restagno articolato in diversi contributi di Massimo Mila, Edoardo Sanguineti, Luigi Rognoni, David Osmond-Smith, tra gli altri.

L’assoluta “chicca” del libro è la conversazione che il compositore ha fatto con un intervistatore d’eccezione, Umberto Eco, dodici pagine per la prima volta tradotte in italiano. Risale al lontano 1986, ma non risulta che Berio ne abbia rilasciate altre in seguito, almeno di simile impegno. Ascoltare Berio leggendo di Berio forse può essere un utile esercizio, forse non molto gradito al compositore, mai troppo contento di svelarsi nelle parole, ma pur sempre istruttivo.

Dopo gli studi con Ghedini a Milano e con Dallapiccola negli Stati Uniti, nel 1954 Berio fonda a Milano, con Bruno Maderna, il Laboratorio di Fonologia. A questo inizio torna la memoria ascoltando un cd di Dynamic che presenta “Le ‘giovani’ musiche di due compagni di strada”, Berio e Maderna, appunto, la cui foto campeggia sulla copertina.

Il cd, realizzato da vari musicisti sotto l’egida dei Conservatori di Genova, Alessandria e La Spezia, offre un interessante excursus nella musica italiana tra gli anni Cinquanta e Settanta. Da Chamber Music (1953) di Berio a quella Serenata per un satellite che Maderna dedicò nel 1969 ad Umberto Montalenti, direttore a Darmstadt del Centro operativo europeo di ricerca spaziale. Poi arriva Sequenza VIII per violino solo (1976) opera rigorosa che sembra rimandare alle partite che Bach scrisse per il medesimo strumento. Linea, per due pianoforti e marimba ci porta in tutt’altro clima, di danza innanzi tutto. Il cd si chiude con Giardino religioso (1972) e Concerto n.2 per oboe e orchestra, due composizioni di Maderna che ben delineano il quadro di un’epoca e non a caso l’ultima di copertina ha per foto il gruppo Maderna, Boulez e Stockhausen, ad indicare quanto i musicisti italiani di quel periodo fossero intrigati con l’avanguardia europea.

È il filo conduttore di altri cd con musiche di Berio, come quello di Ecm, dove troviamo il nome di Berio accanto a quello di Dutilleux, Henze, Holliger, Boulez, o quello di Arts che di nuovo accosta i nomi di Berio e di Boulez. Quest’ultimo cd presenta oltre a Sequenza VI per viola sola e a Le mots sont alles, i famosi Folksongs. Sono questi il manifesto di un interesse del compositore per la vocalità femminile nella sua dimensione fonetica e semantica, nata da una fortunata collaborazione con il soprano Cathy Berberian. La sua strepitosa interpretazione di questi brani è ancora disponibile nel cd Recital for Cathy e in un altro cd antologico contenente numerosi brani di Berio da lui anche diretti, come Points on the Curve to Find…, Laborintus II e Sequenza VII for Oboe solo.

Folksongs sono cantate da Jard van Nes anche in una registrazione diretta da Riccardo Chailly, alla guida del Royal Concertgebouw Orchestra che contiene anche Formazioni e Sinfonia. Se in Folksongs Berio utilizzava i materiali più disparati, dai gridi dei venditori ambulanti ai Beatles, in Sinfonia, alla quale è dedicato un bel saggio di David Osmond-Smith, apparso per Einaudi, l’autore sembra mescolare le carte in tavola tra classico e contemporaneo. È questa una sinfonia di tre movimenti, un quarto funge da coda, con un’evidente citazione mahleriana nell’ultimo movimento, per otto voci, in origine quelle dei Swingle Singers e orchestra. Il comporre del passato riemerge in una cornice di modernità con un effetto notevole.

Berio riesce anche a scrivere dei Quartetti, e guai a dire che è un genere che ha ormai fatto epoca. Non sarà un caso che l’Alban Berg Quartett abbia costruito un suo disco con la seguente scaletta: Quartetto per archi in sol maggiore op.77 n.1 di Haydn, Notturno (Quartetto III) di Berio e, per concludere, Quartetto per archi in fa maggiore op.77 n.2 di Haydn.

Un esempio interessante di come un contemporaneo si avvicini all’olimpo della classicità è in un cd proposto dalla Rca Victor che propone i Funf fruhe Lieder e i Sechs fruhe Lieder di Gustav Mahler nell’orchestrazione di Berio. Mahler stesso aveva voluto che gli esecutori decidessero gli strumenti per l’accompagnamento. Luciano Berio, di questi Lieder giovanili, ne ha scelti nove. Sono quasi tutti sui testi della raccolta di poesie popolari tedesche intitolata Das Knaben Wunderhorn, e li ha orchestrati con una sensibilità molto contemporanea, ma, nello stesso tempo molto rispettosa. Il risultato è molto ironico, con sonorità popolari, scherzose, mai banali.

Dopo molta attesa è finalmente uscita, nel 1998, la raccolta delle tredici Sequenze che Berio ha composto per strumento solo, iniziando con quella per flauto, del 1958, fino alla più recente, per accordeon, del 1995. Berio, nel suo lungo cammino, non è rimasto immune al fascino esercitato dal teatro musicale, e così negli anni, lo abbiamo visto misurarsi anche con questa dimensione del comporre.

Da Opera del 1970, forse il suo capolavoro, a La vera storia, da Calvino; da Un re in ascolto, da Shakespeare, a Outis, del 1996.

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