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Vi Sono Casi Di Comicità Spontanea Che Arrivano A Livelli Assoluti, E Che Sarebbe Un Peccato Non Rilevare, Nascosti Come Sono Tra La Quotidianità Degli Eventi Scontati

I miei dubbi sul Tribunale internazionale dell’ONU per i crimini contro l’umanità

Un senso di malessere apparentemente immotivato mi assaliva ogni volta che sentivo le notizie del processo in corso contro Slobodan Milosevic per i crimini commessi durante le guerre di Croazia, Bosnia e Serbia. Fu così che decisi di metter per iscritto queste sensazioni e pubblicare un articolo su questo giornale, come faccio spesso; mi pare così di liberarmi da un peso, di stipulare una pace, provvisoria certo, col mondo e le sue brutture. “Io l’ve l’ho detto, almeno qualcuno lo ha fatto”, è il senso di molti miei scritti altrimenti inutili su queste colonne. Poca cosa, lo so, ma sono queste le piccole soddisfazioni del libero pubblicista, concedetemele.

La prima stesura dell’articolo, però, proprio

non piacque al direttore del giornale: “Vedi Ghigo, noi, anzi, Noi, abbiamo una responsabilità nei confronti dei nostri lettori, e quando scriviamo qualcosa dobbiamo essere documentati, credibili, molta gente si fida di quel che diciamo. Il tuo articolo mette in dubbio la professionalità della magistrata che sostiene la pubblica accusa contro Milosevic, la procuratrice Carla Del Ponte, che in passato si è distinta per aver condotto egregiamente molte inchieste scottanti dalla Svizzera e per aver collaborato anche coi magistrati di Milano nell’inchiesta Mani Pulite, non possiamo pubblicarlo sulla base delle sole tue sensazioni”.

Ammetto che l’articolo non fosse documentato; l’ho già detto, era frutto del mio istinto, e mi rendo conto che, francamente, questo non basta. La sensazione però che qualcosa non funzionasse in un tribunale che porta alla sbarra solo una delle fazioni di una guerra persisteva, non potevo rinunciare ad approfondire il problema. Decisi così di conoscere meglio il tribunale internazionale per i crimini contro l’umanità dell’ONU, e con mia parziale sorpresa scoprii che la realtà era peggiore di quanto immaginassi; avevo colto nel segno, non solo i miei sospetti erano fondati, ma quanto ho appreso in seguito mi ha costretto a radicalizzare i contenuti dell’articolo.

La metodologia della ricerca storica ha alcune regole molto utili a chi voglia indagare sui fatti accaduti dall’esterno, senza essere cioè in possesso di informazioni privilegiate né poter disporre di documenti secretati in archivi storici; una di queste dice di cercare sempre le fonti di finanziamento delle istituzioni sospette, perché chi paga è infatti quasi sempre in grado di influenzarne l’andamento politico e sociale.

Il tribunale internazionale dell’ONU ha uno statuto formato da un insieme di leggi che in teoria non gli permettono di ricevere alcun fondo dai governi, a salvaguardia della sua imparzialità, e le sue spese dovrebbero gravare sul suo bilancio autonomo finanziato direttamente dall’Organizzazione, e invece…….invece tra il 1994 e il 1995 gli Stati Uniti, mentre da una parte facevano mancare il proprio sostegno economico all’ONU impedendole di finanziare adeguatamente il tribunale, dall’altra “regalavano” allo stesso 700.000 dollari in contanti e 2.3 milioni di dollari in forniture di materiale informatico. Altra sorpresa: il tribunale ha ricevuto 50.000 dollari anche dalla fondazione Rockefeller e, per la serie “non c’è mai fine al peggio”, ha incassato 150.000 dollari dallo speculatore finanziario George Soros, che contemporaneamente finanziava il più importante giornale separatista albanese in Kosovo. Altri “benefattori” del tribunale sono stati la Time Warner, multinazionale americana delle telecomunicazioni, e l’Istituto per la pace fondato da Ronald Regan.

Molti giuristi che lavorano per il tribunale provengono dalla Coalition for Internetional Justice fondata da …Soros!

Forse ora è più facile capire perché questo tribunale persegua solo i Serbi, nemici degli Stati Uniti in quanto appartenenti al all’ex blocco sovietico, e rinunci persino a indagare sui crimini commessi nella stessa occasione dai nazionalisti Croati, il cui presidente Tudjman è morto di vecchiaia nel suo letto osannato come un padre della patria, e dalla NATO, che ha mietuto migliaia di vittime civili.

Ma c’è dell’altro. Il 7 maggio 1999 Michael Mandel, docente di diritto internazionale, insieme a un folto gruppo di giuristi appartenenti all’American association of jurist, al Movement for advancement of international law di Cambridge (Inghilterra), al Balkan Centre norvegese e ad altre libere associazioni di avvocati, magistrati e professori di diritto internazionale, ha inoltrato al tribunale dell’ONU una denuncia formale nei confronti di 67 capi di stato e ministri

dei Paesi della NATO (per l’Italia sono stati denunciati D’Alema, Dini e Scognamiglio), per aver approvato e causato consapevolmente una guerra che ha ucciso civili inermi, colpito intenzionalmente obiettivi civili (come l’ambasciata cinese o la sede della televisione serba) e fatto uso di armi proibite dalla Convenzione di Ginevra e dalla Carta istitutiva delle Nazioni Unite (come le cluster-bombs e i proiettili all’uranio impoverito).

Ricordo che il Consiglio di sicurezza dell’ONU non autorizzò mai l’intervento armato in Kosovo, né tantomeno i bombardamenti su obiettivi civili.

Il tribunale non ha mosso un dito per indagare in questa direzione, né con la procuratrice allora in carica, la canadese Louise Arbour, né sotto la guida della Del Ponte! Iuris gentium in crucem tollere.

In Italia il 15 luglio la Corte di Cassazione ha respinto l’istanza risarcitoria presentata allo stato italiano dai parenti delle vittime del bombardamento NATO alla sede della televisione serba; si trattò di un atto di guerra deliberatamente rivolto contro dei civili.

I magistrati italiani hanno sostenuto che l’operazione, essendo frutto di una decisione politica, non può essere rimessa al giudizio della magistratura.

Infine, sapete chi svolge le indagini sui crimini commessi durante l’intervento della NATO in Kosovo? L’FBI americano, Scotland Yard e i servizi segreti del Canada! Nemmeno Berlusconi, pur essendosi applicato con impegno, è ancora riuscito, in Italia, a far affidare le indagini a coloro che dovrebbero essere indagati.

Per fare un esempio, Milosevic fu accusato dalla NATO di aver ucciso e sotterrato nei dintorni e nelle miniere di Trepca più di settecento kosovari; vennero prodotte “prove inconfutabili”, soprattutto foto da satellite che mostravano “le tombe del massacro”,

terreno smosso nei campi attorno alle miniere. Alla fine della guerra gli ossrvatori internazionali dell’ONU cercarono quei corpi ma, per fortuna, non ne trovarono traccia.

Ecco allora che il contorno storico di quanto successe nella ex Jugoslavia si delinea meglio. Nell’Europa che gli USA volevano dopo la caduta del muro di Berlino, vi era ancora una situazione scomoda da normalizzare, la Jugoslavia capeggiata dalla Serbia di Milosevic. Tito, vincitore dei nazisti, aveva fondato la Jugoslavia assoggettando al potere centrale serbo tutte le etnie che durante la seconda guerra mondiale si erano schierate coi tedeschi e con gli italiani: croati, sloveni e macedoni, soprattutto, i quali non si erano lasciati sfuggire l’occasione per fiancheggiare coloro che sembravano i più forti, nazisti e fascisti, e compiere massacri efferati contro serbi e musulmani.

Nel corso degli anni novanta, quindi, gli americani hanno innescato, finanziato e seguito da vicino molte guerricciole nell’area balcanica: tra Croazia e Serbia, sia direttamente che in terra di Bosnia, tra Slovenia e Serbia e, in ultimo, tra Serbia e Kosovo, in questa occasione sotto le mentite spoglie della NATO.

Tutta questa storia ci deve insegnare due cose molto, molto importanti e attuali più che mai: la prima è che non basta una persona integerrima, come è la procuratrice Del Ponte, per garantire l’imparzialità e l’equità di un’istituzione; la seconda è che non bisogna mai, dico mai, appoggiare una guerra, e ancor meno quella che persegue interessi altrui, perché non esiste una guerra giusta, checché ne dica Norberto Bobbio, perché le vittime più numerose di qualsiasi intervento armato sono i civili, i vecchi, le donne e i bambini, e nessuna “prova” che individua un “cattivo” dovrebbe mai bastarci a giustificare una cosa così brutta e crudele.

Aosta, 1/10/2002

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