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Ancora Sul Futuro Di Bard

Dopo la pubblicazione di quella lettera sono stata invitata, nel corso di una riunione del

consiglio della Comunità montana, a non diffondere la sfiducia prima ancora che il progetto “Bard” prenda il via. Ho precisato che non di diffondere la sfiducia si tratta, ma di evitare, finché si è in tempo, di farsi ancora una volta piombare sulla testa dei programmi studiati dall’esterno, magari anche da esperti che sanno “come si fa”, ma senza che la gente del luogo possa dire assolutamente nulla né modificare alcunché, perché, si dirà, “così è stato deciso”.

E’ noto che uno dei punti forti imprescindibili dei progetti finanziati da fondi strutturali europei, tra i quali rientra l’intervento su Bard, è il

fatto che le iniziative di sviluppo locale debbano partire proprio dal basso (il famoso approccio “bottom-up”, di cui in tutte le riunioni e i corsi su qesti progetti si sente parlare). Si tratta cioè, magari partendo da un’idea che possono anche proporre le amministrazioni (ma non necessariamente), di concordare con le popolazioni locali i modi di realizzazione di un progetto, di verificare se qualche “attore locale” sarà poi interessato a usufruire di queste opportunità di lavoro o di nuova imprenditorialità, di sapere se e come la gente del luogo sarà disposta a collaborare attivamente a gestire questi progetti. Il che significa non solo investirvi del denaro, ma soprattutto mettere in campo una buona dose di disponibilità a formarsi, ad apprendere un nuovo modo di lavorare sul territorio (da aggiungere ad altri preesistenti, ovviamente), a rapportarsi a un tipo di turismo diverso e per certi versi più esigente, a fare dell’agricoltura di qualità, a gestire diversamente le proprie attività artigianali, aggiungendovi qualche aspetto finora non considerato (come ad esempio la possibilità di presentare il proprio modo di lavorare alle scuole o a certe fasce di turisti). Insomma

si dovrà capire se si potranno organizzare dei “circuiti” virtuosi in cui ciascuno possa avere modo di integrare il proprio reddito svolgendo un suo ruolo, complementare a quello degli altri, all’interno di un possibile sviluppo integrato del territorio, che ne valorizzi le risorse naturali e umane e tenda ad arricchire continuamente le competenze

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