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Desiderava La Bufera

Francesco Erbani , Storia di Anna la ragazza che ballava e portava la bufera

“Si intitola Desiderava la bufera, da un verso di Anna Achmatova, l´esordio narrativo di Lisa Ginzburg (Feltrinelli, pagg. 222, euro 13). E´ un buon romanzo, scritto con levigatezza e assecondando il ritmo lento dei pensieri. Il fuoco della narrazione non sta nelle azioni dei personaggi, quanto nel movimento delle emozioni prodotte dagli accadimenti, un movimento che non è facile riprodurre e che spesso soccombe di fronte a uno psicologismo spiccio. Ma non è il caso di questo romanzo. La Ginzburg conserva una stretta aderenza all´elemento corporeo dei protagonisti e, pur scavando nel mondo che è dentro i suoi attori, nella loro energia o, al contrario, nei loro impacci, sa evitare i luoghi comuni più abusati e manovra bene la leva della lingua, che lascia scorrere con fluidità, arricchendola di metafore. Al centro del romanzo ci sono Ernesto e Anna. Lui è un professore di letteratura russa, afflitto da una specie di “cortina del silenzio”, una condizione di afasia che ne inibisce, oltre la parola, lo studio, il lavoro sui testi, la capacità di interpretarli. Anche il matrimonio di Ernesto con Dacia procede inceppato, trascinando con fatica un affetto che resiste nel profondo, ma al quale nessuno dei due riesce ad attribuire parole adeguate. Lei, dice a Ernesto il suo vecchio professore, «la vita rischia di pensarla troppo: occorre anche sapersi abbandonare, far tacere i pensieri, lasciar spazio ai fatti».

Anna è una ragazza poco più che ventenne, con una storia familiare complicata, che riemerge nella memoria attraverso lo squarcio di larghe immagini – la madre, girovaga e suonatrice di fisarmonica, una donna «evanescente e distratta», il padre, i due cugini. Anna ha trovato nella danza il luogo per esprimere la sua vitalità, la forza della sua crescita, ma anche per dare voce e forma ad un corpo che non capisce fino in fondo e che non le piace quando sfugge al suo controllo lasciando ingrandire i fianchi e le cosce.

Dalla città in cui vive Anna si trasferisce in Inghilterra dove trova ingaggio in una compagnia di balletto. Ma i rapporti con Alex, celebre coreografo, e con Karim, il collega che le è stato assegnato come compagno, non sono facili. Le sfuggono molti elementi per capire quali legami dominino in quell´ambiente. Mentre prova un passo, le sue braccia si staccano da quelle di Karim, che forse non fa nulla per trattenerle, e Anna cade rompendosi i legamenti del ginocchio. Può dire addio alla danza – il suo corpo non l´ha sostenuta quanto doveva – e riprendere gli studi di letteratura russa, che aveva tralasciato.

E´ questa la circostanza che avvicina Ernesto e Anna. La ragazza vuole scrivere una tesi su Masha, una delle Tre sorelle di Cechov. Il rapporto fra Anna ed Ernesto vive narrativamente su piani sfalsati. La Ginzburg costruisce la relazione raccontandola prima con gli occhi di lui, poi con quelli di lei in modo che lo stesso fatto acquisti letture diverse. La tecnica ha una buona qualità espressiva, rimanda a quel procedimento che un musicologo definirebbe “fugato”, e la Ginzburg mostra di maneggiarla con cura, senza eccedere in suggestioni formali, come succede a molti giovani colleghi troppo affezionati alle diavolerie metaletterarie.

L´irruzione di Anna nella vita di Ernesto fa saltare l´equilibrio del suo matrimonio. Ma anche la loro storia stenta a prendere forma, finché Ernesto sceglie di accelerare il distacco seguendo la sorella Sonia che negli Stati uniti cerca di curare una misteriosa forma di sonnambulismo. Ernesto incita se stesso: «Sorpassare i pensieri: lasciarseli alle spalle, dopo averli contemplati a lato». Vivere e non pensare: lo diceva il suo professore e lo ha imparato dai romanzi, insiste Ernesto, che più volte ha intrecciato la propria vita con quelle narrate da Cechov (Masha è stata una delle eroine che ha appassionato anche lui), da Tolstoj e da Dostoevskij (i primi appuntamenti con Dacia somigliano a quelli de Le notti bianche).

E´ la forza di Anna che rompe il placido rituale in cui affoga l´esistenza di Ernesto. E´ lei la bufera. Ma anche la letteratura è attore di rilievo nel romanzo di Lisa Ginzburg. Dà significato alle vicende. Fornisce un codice per interpretarle. E possiede una chiave per fuoriuscire dalle pastoie di un pensiero arrovellato verso una maggiore pienezza di vita.”

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