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I Musei Della Pianura

I musei della pianura

A Bazzano il museo civico-archeologico “A. Crespellani” ha sede al primo piano della suggestiva Rocca bentivolesca. Fondato nel 1873 dall’ archeologo modenese Arsenio Crespellani risulta essere uno dei più antichi musei d’Italia nel suo genere. Il museo conta le sezioni: preistorica, medioevale, rinascimentale e del Risorgimento. A venti chilometri circa nella campagna bolognese, passando per Castelfranco Emilia e S. Agata Bolognase, raggiungiamo crevalcore dove possiamo ammirare il museo dei burattini sito nei locali dell’ ex carcere di Porta Modena. Si tratta di 70 burattini che rappresentano tutte le maschere della Padania, ma non solo.

Si tratta della famosa “Compagnia” di Leo Preti, celebre burattino di Crevalcore che ha operato fra gli anni Trenta e Cinquanta. Oltre ai burattini si trova tutto l’armamentario di scena, le scenografie, i testi, e i bellissimi vestiti, alcuni favolosi. Ancora qualche chilometro nella pianura ed ecco S. Giovanni in Persiceto. Nei locali della biblioteca G.C.Croce nel settecentesco Palazzo SS. Salvatore, ha sede una piccola “Quadreria” con tele di A. Cretì e di altri pregevoli artisti. Da S. Giovanni in Persiceto ci portiamo a Pieve di Cento.

La Pinacoteca che ha sede nel settecentesco Palazzo Mastellari in piazza A. Costa è costituita da due sezioni: una antica e l’ altra con collezioni del ‘900. Nella prima sono custodite opere di Scarsellino (‘600), B. Zallone (‘600), Matteo Loves (‘600, allievo del Guercino), G. B. Monti, Iacomo De Haze (‘600), numerose testimonianze della scuola emiliana del XVII e XVIII secolo.

Nelle collezioni del ‘900 troviamo sezioni dedicate ad Alberto Martini (1876-1954), Antonio Alberghini (scultore pievese 1888-1979), Norma Mascellani (vivente) e testimonianze di Luigi Veronesi, Pier Achille Cuniberti (Pirro), Flavio Giovanetti e Teresa Cultarello. La collezione Bargellini offre scultura e pittura del ‘900 (giardini Bargellini). Da Pieve di Cento ci portiamo a San Marino di Bentivoglio, dove a Villa Smeraldi ha sede il Museo della Civiltà Contadina. Museo ricco di testimonianze, è sicuramente uno dei più qualificati a livello nazionale. Gli oggetti esposti sono raggruppatiper cicli di coltivazione di canapa, grano, riso, barbabietola, vite e per servizi: stalla, cortile, casa. Inoltre possiede una ricca documentazione sugli usi e i costumi della vita dei contadini, dei braccianti, delle mondine. Il tutto sostenuto da un vasto patrimonio fotografico. Sempre attraverso le strade suggestive della bassa , ci portiamo a Budrio, dove a Palazzo Inzaghi ha sede una delle più interessanti Pinacoteche di “provincia”, un vero “scrigno d’ arte”, con opere del Trecento, Quattrocento, Cinquecento, veneto e ferrarese, fra cui citiamo la celeberrima “Incoronazione della Vergine” di Vitale da Bologna, un capolavoro del Trecento. Citiamo inoltre una “Madonna con Bambino” di scuola Cima di Conegliano, una “Crocefissione” di Albrecht-Durer, incisioni dei Carracci, tele di Calvert ed altri. Sempre a palazzo Inzaghi ha sede il Museo Archeologico e Paleoambientale inaugurato nel1982 con l’allestimento dalla sezione romana. Successivamente è stata aperta la sezione dedicata all’ età del bronzo. L’ esposizione completa dei materiali pertinenti all’ età del ferro concluderà l’ attuazione della prima fase del progetto complessivo del museo. La caratteristica principale del museo è quella di essere costituito da materiali rinvenuti durante ricognizioni di superfici e scavi effettuati nel corso degli ultimi 25 anni nel territorio di Budrio e di Castenaso, a destra e a sinistra del fiume Idice. Attraversiamo la pianura medicinese e imolese per raggiungere Imola e ci portiamo all’ antico convento di S. Francesco in via Emilia 80, sede delle istituzioni culturali. La Pinacoteca è ricca di opere importanti. Ne citiamo alcune: l’ “Ascenzione” del Garofano, una “Madonna con Bambino e Santi” di Innocenzo da Imola, dipinti di Livia Fontana, studi di teste maschili di Ludovico Carracci e altri pregevoli autori. Il museo sito nell’ interrato, aperto al pubblico nel 1897, ospita reperti archeologici ricavati da scavi effettuati nel territorio imolese dal secolo scorso ad oggi, relativi alle diverse fasi della storia fino, all’ età longobarda; si va quindi dall’ età del ferro all’ età medioevale. Portiamoci adesso a S. Lazzaro in una villa in via Canova al 49. Il museo archeologico Luigi Donini trae origine dalla raccolta conservata nell’ Abbazia della Croara, costituita da reperti donati da vari appassionati. Il nuovo museo risponde alle nuove necessità di riorganizzare il nucleo originario e di affiancare ai materiali recuperati dai privati quelli provenienti da scavi regolari e da ricognizioni sistematiche di superficie. Il tutto permette di definire precisamente le culture del territorio. L’esposizione utilizzata è di 100 mq, distribuita in 37 vetrine.

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